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RIDATECI PAPA’ E MAMMA

RIDATECI PAPA’ E MAMMA

Appello urgente ai genitori: rinunciare all’autorità fa male alla salute dei vostri figli

[tratto dall’ultimo libro di Paolo Sarti “Facciamola finita”, pediatra di famiglia (FI)]

 

Facciamola finita.

Lo chiedono con forza e da tempo, senza saperlo, con la loro irrefrenabile agitazione, i loro incontenibili nervosismi, i sonni ormai impossibili, le disappetenze ostinate e le isteriche bulimie. Bambini cresciuti con una rabbia e un’arroganza relazionale ingiustificate e insostenibili, un’ansia da prestazione esasperata. Capaci di soccombere per un insuccesso scolastico fino a farci registrare un’inquietante aumento di suicidi adolescenziali. O, all’opposto, istericamente aggressivi con gestualità minacciose e sfidanti, anche solo per festeggiare un successo sportivo strappato con ossessiva tenacia, solitamente priva di regole e di rispetto.

Niente regole, niente limiti e niente imposizioni naturalmente secondo i canoni della più libertaria delle pedagogie: tutto concordato, vagliato e deciso con loro e a loro subordinato.

Tutto finisce così per delinearsi e strutturarsi, a stretta angusta misura di bambino, lontano da ogni matura organizzazione e da ogni prospettiva adulta. Un mondo bambino viziato, carico di individualismo e di rumoroso protagonismo esibito. Un mondo statico, tutto basato sull’oggi, dove all’adulto è concesso solo di fare da spettatore e naturalmente da servitore. Facciamola finita con questa improbabile e fallimentare pedagogia delle coccole, giustificata a oltranza, preservatrice da ogni sforzo, impegno, lotta o frustrazione.
Una pedagogia sbandierata a mo di impenetrabile scudo, così che il bambino mai si debba misurare con l’atavica fatica del crescere e del maturare. Siamo riusciti a rendere i nostri figli non solo inabili ma anche insopportabili e decisamente antipatici. Con i genitori annientati in una pseudo-democraticità decisionale che vede i bambini costretti a decidere al posto loro, costretti ad assumersi responsabilità operative che invece sarebbero e dovrebbero rimanere tutte e solo dell’adulto. Falsamente democratici, scarichiamo sui bambini l’obbligo che avremmo come adulti di decidere con appropriatezza e lungimiranza. E lo facciamo non per rispetto del bambino ma per paura di non saper sostenere la sua reazione se contrariato dalla nostra decisione. Così finisce che decidono i bambini: solo che loro sanno farlo solo con opportunismo e nel presente (perchè è così che per natura si muove il pensiero infantile); quindi pagheranno nel futuro ciò che oggi non gli è stato possibile prevedere.
I genitori sono così fragili ed emotivi da ritrovarsi incapaci di porre regole, di predisporre con autorità e solidità paletti tali da consentire al bambino di orientarsi una volta adulto: tutto subito, tutto garantito, tutto gratis, tutto ossessivamente e individualmente semplificato.

Facciamola finita di non fare i genitori.

Se l’aver mollato sull’educazione avesse almeno prodotto genitori più liberi, più riposati, più tranquilli, non più stressati da quest’impegno quotidiano e costante!
Certo sarebbe stato comunque un problema, perché di fatto rinunciare a educare produce bambini a rischio, ma almeno i genitori avrebbero potuto “starsene in pace” a dedicarsi alle loro cose. Niente di tutto questo. Spesso oggi, oltre ad avere bambini stressati e disorientati, abbiamo anche genitori sempre più isterici, stremati,pentiti di essersi riprodotti. Insoddisfatti e tormentati nella loro quotidianità e con un unico obiettivo ormai: quello di far passare il tempo più velocemente possibile e arrivare quanto prima al punto in cui il bambino avrà superato la sua “bambinità” e si ritroverà finalmente adulto, accoppiato e con un buon lavoro (ma, naturalmente, senza andarsene di casa! Perché mai dovrebbe farlo? Dove potrebbe star meglio?).
E già si vedono questi figli, così decisionali e autodeterminati, che benché cresciuti finiscono per non uscire mai di casa, facendo coppia troppo tardi, finendo gli studi sempre oltre i limiti canonici, prolungando il tempo della dipendenza a suon di inutili e costosi master di specializzazione.
Non si sentono mai pronti per abbandonare lo “status” di figlio e continuano a ricorre ai genitori oltre i limiti storicamente concessi. Un po’ come effetto un po’ come causa, anche i genitori assumono un atteggiamento dissociato: se quando i figli erano piccoli non speravano altro che un una loro crescita veloce (evitando di gestire le difficili e complesse relazioni di quell’età), una volta cresciuti, invece, fanno di tutto per mantenerli legati alla casa, ancorandosi alle rassicuranti, facili, superficiali relazioni quali sono quelle che si riescono a instaurare con “i nostri ragazzi” di oggi,adulti non cresciuti, adulti eternamente e tenacemente bambini, tutti papà e (soprattutto) mamma!

 

 

Mary

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